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mercoledì, 29 giugno 2005
...è passata a trovarmi un'amica, ed è saltata fuori una poesia che avevo dimenticato tra le cartelle del computer. Potrebbe intitolarsi "in amore e guerra", invece s'intitola "Lungo i bordi", come una canzone (e l'omonimo album) dei Massimo Volume (se non lo avete ancora fatto, ascoltateli; almeno i primi tre album, mi ringrazierete!). Lungo i bordi della Storia con la S maiuscola si muovono le storie delle donne e degli uomini, dei sentimenti. La pubblicazione su versisparsi è ovviamente dedicata a Valeria, e a lei va tutta la mia gratitudine.
...grazie del TUO tempo. fbp
"Al coraggio degli innamorati
Impavide sementi d’un fiore dicembrino."
Lungo i bordi
Il sangue si raccoglie lungo i bordi
delle strade a considerare i tempi
lontani di quel primo breve incontro.
Erano i giorni distratti di neve
a seppellire i corpi, a conservarli,
a farne monumento.
Sorridevi,
sazia e bislacca come la paura,
dopo un orgasmo sfacciato, rubato…
Illecito, in quel vasto disumano
pur fatto d’uomini.
Non era più sfacciato della guerra,
il nostro amore.
mercoledì, 22 giugno 2005
Dove nasce la Poesia? Perchè nasce la Poesia? Freud (sto studiando per l'esame!) affermava che la Poesia ha la capacità di evocare il "rimosso" senza ferire, rendendolo accettabile attraverso la bellezza del linguaggio. Il poeta avrebbe dunque la capacità e l'occasione di demolire le ipocrisie dell'inconscio, regalando a chi legge i suoi versi un modo di conoscere se stesso, un modo di entrare in comunicazione con l'emotività più pura. Ma è solo questo il merito della Poesia? Giro questa domanda che mi son fatto mille volte, e mille altre verranno, a chi vorrà rispondere!
...grazie del vostro tempo fbp
Senza Risposta
Chi sei mutavibrante?
Ti sento nelle risalite
curve dell’intestino,
assediare il cuore, giocare la mente!
Sei forse tu, mutavibrante,
la vita stessa?
Sei forse poesia, che ti lasci scrivere?
venerdì, 17 giugno 2005
Se fate parlare di Trieste un triestino lontano da casa, un "Marinero en tierra" come si definiva Rafael Alberti, il problema è, molto probabilmente, che ci prende gusto. Ecco dunque, con semplice onestà, il perchè di un'altra poesia su Trieste. Meglio ancora una poesia su quel "tornare" verso casa.
Questa è una delle tante nate sui binari della linea (lentissima) Mestre - Trieste. Il paesaggio diventa familiare, si racconta, come in questa poesia del Maggio 2003.
Poi Monfalcone. Da lì trattengo il fiato, aspetto di vedere il mio mare che già entra dal finestrino, aria di casa. Amo arrivare al crepuscolo, con le ultime luci del giorno, quando la città ha già acceso le sue per specchiarsi nel golfo, vanesia. Slaccio il groppo in gola. Mi lascio abbracciare.
Approfitto di ringraziare Patty per avermi segnalato un libro che certamente comprerò. Paolo per aver messo mano al blog (io sono un incompetente, e tecnologicamente pigro!) restituendo colore alle parole!! E un "utente anonimo" che, lasciando un commento per me molto prezioso, ha voluto regalarmi tre versi di Rimbaud. Sappia che ho apprezzato moltissimo!
Credo di aver detto anche troppo. Vi lascio a questo "sonetto sbagliato". Cos'è un sonetto sbagliato? E' come un Negroni Sbagliato credo. C'è chi lo preferisce!
...grazie del vostro tempo fbp
Tramonti a Nord Est
Quivi salutan serene betulle.
Ranghi imposti alla domestica piana
d’alfieri in armi. Argentine lamelle,
sui rami d’avorio all’alba di luna,
bianche rifulgon premature stelle.
Ho amato te, come più mai nessuna,
via che torni, tra selene fanciulle
distratte dal vento, in terra giuliana.
Su quei filari fuga l’occhio e’l cuore,
e mi pare, a dettar queste mie rime
sia l’aspro lagno delle gazze ladre.
L’ho ascoltate, tra le chiomate cime,
confessarsi all’ombre del crepuscolo.
Ritte ombre che m’allungano al mare.
giovedì, 16 giugno 2005
Questa, per Trieste, è per Patty (fine poetessa), che è nata nel posto che io chiamo "Casa". Non ho scritto molto in dialetto, anche perchè non posso dirmene padrone. In casa ho sempre parlato in lingua, e per quella che il mio libro di linguistica chiama "reazione di superstrato", il mio dialetto è sicuramente zoppo e, figlio dei tempi, poverissimo rispetto ai versi squisiti di un Virgilio Giotti. Figlio, Lui, d'una Trieste ben più ricca. Tutto sommato, spero mi perdoneranno i puristi del dialetto, accogliendo con benevolenza questa mia prova dettata dall'affetto, e testimone, suo malgrado, del vivacchiare d'un dialetto difeso poco e male.
...grazie del vostro tempo. fbp
p.s. dedicare a Patty la pubblicazione sul blog di questa poesia è stata l'occasione di trovare una sede definitiva(?) a tre versi vagabondi che da molto cercavano "casa". Credo che la veste di epigrafe le calzi a pennello, completando e chiarendo che per me "Casa" sarà sempre e soltanto Trieste.
"Torno Trieste cara, per dirti addio,
come dicono gli amanti
senza perdersi davvero"
A Casa
In sta stanza cussì picia
torno a zercarte.
Per quei ricordi,
tropi e strenti,
fracai come i libri
che el tempo ga misià,
che fadigo a trovarme.
Verzo un,
e in tera casca un altro,
e de quel
un altro vien fora.
E tuti ga la vose
mata e ciara,
de quel mulo
scampà de Trieste.
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