Versisparsi


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giovedì, 19 ottobre 2006
 

  la poesia salva la vita   

Questa mancava. Questa poesia, scritta nella primavera di quest'anno, racconta il mio pensiero riguardo allo scrivere versi. Hans Magnus Enzensberger diceva che una poesia è sempre politica, anche se parla di un fiore, se descrive un tramonto. Pasolini, durante un'intervista, affermò che l'espressione di un artista è sempre scandalosa, perchè il suo sguardo irrompe dissonante nel vivere degli uomini.
Bertolt Brecht scriveva... "Anche nei tempi bui/si canterà?/Anche si canterà./Dei tempi bui."
Sono i nostri tempi bui? Tanto per non rimanere nell'astratto, il signor briatore, notissimo manager nostrano, in una recente intervista ha annunciato di prendere seriamente in considerazione l'opportunità di mettersi in politica, di scendere in campo anche lui. Ecco, da parte mia, potesse astenersi gliene sarei grato. Inoltre, ha espresso malcontento per l'atteggiamento ostile di certa sinistra nei confronti dei ricchi. Secondo briatore i ricchi dovrebbero essere sostenuti da chi governa, in quanto esempio per i nostri ragazzi di chi ce l'ha fatta!!! Nessuno ha osato contraddirlo. Ci provo io.
Caro briatore, farcela nella vita può significare molte cose. La realizzazione economica è certamente un obiettivo importante, da insegnare con responsabilità alle nuove generazioni. Ma farcela nella vita dovrebbe significare molto di più. Accade che un individuo posponga il suo personale interesse a valori più alti. Accade che si prendano altre strade per realizzare la propia vita. Accade che qualcuno non riesca a trovare il senso dell'esistenza nell'accumulo di denaro. Se la sua fortuna, sudata ed onestamente guadagnata (?), la fa sentire uno che ce l'ha fatta sono felice per lei. Ma, mi creda, i valori ed i modelli da trasmettere ai giovani, anche ai futuri ricchi, sono altri. Non deve passare un messaggio secondo cui essere felici dipenda dal proprio conto corrente.
E' di questi giorni un dato allarmante. Il 13,1% degli italiani vive sotto la soglia della povertà. Uno su dieci.
Messaggi scorretti fanno di quel tredici per cento un'enorme massa di falliti. Le cose non stanno così.
Lottare ogni giorno con le privazioni, rimanere onesti nonostante le difficoltà, trovere la forza di sorridere e di conservare la propria dignità. Anche questo è farcela, caro briatore. Anche questo.
Franz



Lettera ad un contemporaneo

Tu che guardando vedi,
in mezzo ai corpi tutti uguali
non perdere te stesso.

Scrittori di ventagli e paraventi
sono quanto un silenzio,
quanto una rinuncia.

Sentiamo ancora
noi, le mutevibranti note –
marciare le divise della gioia.

Diserta i versi asciutti,
in giorni bui come questi
farai da testimone, se altro non puoi fare.



postato da versisparsi | 01:19 | commenti (3)
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martedì, 03 ottobre 2006
 

  versi d'autunno   

A Milano piove, in questi giorni d'inizio autunno. Quando non piove il colore del cielo annuncia altra pioggia. Bentornato plumbeo grigiore, mon amour.
Nei versi che seguono, le giornate così fanno da sfondo a due differenti modi di vivere. Il primo è quello dell'esposizione estrema, al contempo d'un vivere autentico, senza riserve, in cui anche la fine è testimone di quell'energia vitale. Il secondo è quello della sicurezza, della certezza di superare indenni un altro inverno, un'altra avversità, senza esporsi. La vita ripropone sempre il bivio fra le due scelte, scegliere non è sempre facile.
L'ultimo verso è un endecasillabo a maiore, ma va considerato l'accento secondario che cade sulla prima sillaba di polverose. Va dunque letto sottolineando l'accento di sesta e sacrificando leggermente quello primario che cade in ottava posizione.
Franz



Nidi (a Julia)

Si lasciano
spagliare rapinati dall’azzurro.
Interrogano le grondaie
acquose, gli umidi cortili,
le ringhiere di porta Ticinese.

Le campanarie immobili,
le grigie alzaie
invase di silenzio.
L’inganno attonito
dei caseggiati, delle imposte
benchiuse, dei timidi balconi,

tace al vento
le ceneri di polverose stanze.



postato da versisparsi | 14:55 | commenti (4)
pensieri, poesie


domenica, 01 ottobre 2006
 

  Toh, qualche verso!   

Bella serata ieri a casa di Claudio. Bello il tatuaggio che Claudio ha quasi portato a termine, che le mie carni avidamente attendono. Talmente bello che, se mai raccoglierò dei versi in un libello, lo vorrei in copertina. Mah!
Bella l'atmosfera che Antonio modellava con versi, propri e non, tra i quali un suo squisito componimento che, per il momento, non mi permetto di postare qui, non avendo chiesto il suo consenso.
Tra gli altri versi, quelli non suoi, una poesia di D'Annunzio che a mala pena ricordavo, bellissima.
E allora salutiamo Vittorio che oggi è tornato in Germania, salutiamo Claudio e Vale, Antonio e Desi, Chiara e Sara, Marco e Marco, Tommaso e la sua interminabile tesi.

a presto, Franz



Qui giacciono i miei cani di Gabriele D'Annunzio

Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra
nel buio senza fine
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
et io potrei farne
la fistola di Pan
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.


postato da versisparsi | 16:52 | commenti (1)
pensieri, poesie